In esclusiva Giovanni Storti: «Corro e così sono felice, ma attenzione ai bufali in Africa»

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«Prima dei 50 anni ho fatto un po’ di tutto: calcetto, tennis, ginnastica artistica, ma poi è scattato qualcosa dentro di me. Nella classica crisi di mezza età aveva bisogno di un nuovo stimolo, di un cambiamento, e per quello ho iniziato a correre». Giovanni Storti, attore del noto trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo ricorda bene i suoi primi passi nel mondo della corsa.

Prima dei 50 anni odiava correre?

«Non mi faceva impazzire, diciamo che correvo solo se ero obbligato da altri: ad esempio a calcetto, in gruppo, poteva capitare nel riscaldamento, ma per il resto cercavo di evitarlo. Poi nel 2008 è scattato qualcosa che mi ha spinto a provare: conoscevo diversi amici che correvano e mi sono detto: “Vado pure io”. Da lì ho iniziato con i trail e non mi sono più fermato».

Come mai non ha corso la Milano Marathon?

«Ho fatto, come gli scorsi anni, l’ultima frazione della staffetta non competitiva con Gianluca Rossi, Gianluca Moreschi e Dario Beretta. La nostra donazione andrà a Tog, la fondazioneche si occupa di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse. Le maratone nelle città non mi piacciono molto, le ho corse in posti strani come Gerusalemme o Beirut, ero in viaggio e quindi univo l’utile al dilettevole».

Le piacciono le sfide…

«Amo da morire i trail, soprattutto in montagna. Sei in mezzo alla natura, in posti incredibili con paesaggi stupendi e mozzafiato. Grazie a queste gare ho girato il mondo e sono stato in Marocco, Tunisia, Brasile, Islanda, Israele, Libano, Stati Uniti ed Etiopia. Spesso ci sono stati anche episodi strani come quello successo in Kenya dove ne parlo nel mio ultimo libro “Niente panico, si continua a correre”».

Che è successo?

«Mentre stavo correndo, scorgo due bufali in un boschetto. I bufali sono molto pericolosi: sbuffando, sembrano irritatati dalla mia innocua presenza e cominciano a muoversi nella mia direzione. Cambio tattica, ho fatto il mimo e so come confonderli. Non abboccano. Strano. Credevo di essere perfettamente mimetizzato nell’imitazione di un cespuglio spinoso rotolante…».

Di cosa parla nel libro?

«E’ una continuazione ideologica del precedente “Corro perché mia mamma mi picchia” uscito nel 2013. Ma se allora di scherzava e si dispensavano consigli ai podisti, adesso, invece si scherza e si riflette sull’età che avanza. Non ho più lo stesso agonismo che avevo nel 2008 e penso solo a godermi la vita. Io e Franz Rossi, rispetto ai 50 anni, abbiamo stimoli diversi e seguiamo ritmi più lenti».

L’articolo uscito sulla sezione Milano di “La Repubblica” del 6 aprile 2019

Com’è nato il sodalizio con Franz Rossi?

«Quando ho incominciato a correre ho frequentato uno psicologo dello sport, Tambuchi, che mi portava in giro per provare i vari trail. Fu qui che conobbi Franz. Abbiamo condiviso tante esperienze insieme e, alla fine, proprio a lui venne in mente di scrivere un libro. Siamo diversi ma ci siamo trovati in sintonia su questo e, infatti, abbiamo già scritto tre libri».

Ha mai pensato di inserire la corsa in un suo film?

«Finora l’ho messa in uno spettacolo teatrale dove Giacomo impara a correre assistito da me e Aldo. Nel film “La banda dei Babbi Natale” volevamo mettere una scena di corsa, ma abbiamo girato in estate e il film usciva in inverno nelle sale, abbiamo messo una scena dove si gioca a bocce. Magari nei prossimi film, mai dire mai…».

Quando ritornerà il trio?

«Stiamo già finendo la sceneggiatura per il nuovo film che gireremo in estate».


Photo Credits immagine in evidenza: Dino Bonelli.

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lorenzo

Toscano di origine e milanese d'adozione, scopre il giornalismo sportivo nel 2012 e dal novembre 2014 è giornalista pubblicista. Laureato in giurisprudenza, specializzato in ambito sportivo, amante del mondo acquatico e istruttore di nuoto, collabora per testate come "La Repubblica", "Mi-Tomorrow" e "Il Giorno". Da sempre è appassionato degli sport cosiddetti minori quali nuoto, pallanuoto, sci nautico e altri. http://www.lorenzopardini.it è una sfida per portare alla ribalta gli "Altri Sport", sport poco seguiti dai media tradizionali e con scarso ritorno economico, ma in realtà bellissimi e ricchi di vitalità. @LorenzPardini

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