Coronavirus, l’infermiera-pallanuotista Laura Repetto: «Turni da 12 ore, ma non siamo eroi»

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Di battaglie, in acqua, ne ha combattute tantissime ma, adesso, quella più importante è quella per la Vita. Da settimane Laura Repetto, pallanuotista della Kally Nc Milano (serie A1 femminile), all’Ospedale di Circolo di Varese combatte, in prima linea come infermiera, la battaglia contro l’emergenza Coronavirus.

Repetto com’è la situazione?


«Molto pesante perchè non siamo al massimo dell’organico e lavoriamo su turni da 12 ore. Fortunatamente la situazione all’ospedale di Circolo non è ai livelli di Bergamo o Brescia: spero che non arriveremo mai a quel punto. Sono stata spostata dalla Chirurgia generale, dove normalmente lavoro: hanno cancellato tutti gli interventi programmati e riadattato i posti letto che sono stati attrezzati per accogliere i pazienti infetti dal Covid-19. Il personale è stato ridotto e alcuni sono stati spostati. Io, ed altri cinque miei colleghi, in Pronto soccorso, dove c’era più bisogno».

E’ a contatto diretto con i pazienti positivi al Coronavirus?


«No perchè sono al Pronto soccorso ed è stato diviso in due aree: quelli probabilmente infetti entrano da un’altra porta, isolati da quelli accolti per altre cause. Io sono nella zona pulita, per ora, ma spesso capita che chi arriva per un braccio rotto poi risulti anche positivo: per questo prendo le mie precauzioni. Sono sempre con la mascherina chirurgica».

Finito di lavorare, torna a casa dalla sua famiglia o resta in isolamento?


«Non siamo obbligati all’isolamento e questa decisione è lasciata al nostro libero arbitrio. Io, per adesso, ritorno a casa dai miei, ma prendo le mie precauzioni: al Pronto soccorso può entrare chiunque, l’accesso è libero, e quindi per questo devo sempre stare attenta».

Ha paura di potersi ammalare?


«No, ma ci convivi con questa situazione. Stando a stretto contatto con i pazienti, anche al Pronto soccorso che in teoria dovrebbe essere una zona pulita, sono consapevole dei rischi a cui vado incontro. Da infermiera so come funziona il virus e mi comporto di conseguenza: vado avanti e cerco di essere sempre positiva».

Si sente un eroe?


«In questo periodo noi, e la categoria dei medici, ci stanno dipingendo come degli eroi, degli esempi positivi per la nazione, e molto altro. Adesso stiamo combattendo la battaglia contro il Coronavirus, ma prima di quest’emergenza, abbiamo sempre combattuto 365 giorni all’anno contro altre malattie. Io non mi sento un eroe ma ,semplicemente, do il mio contributo facendo il lavoro che ho scelto e sposato di fare».

Fino a quando potrebbe durare questa situazione?


«Guardando l’attualità e, parlando con i colleghi e medici, sembra che dovrà passare ancora molto tempo. Parlare di riaprire tutto a maggio forse è prematuro, ma speriamo si possa tornare alla normalità il prima possibile. Anche se mi chiedo dentro di me: “Dopo tutto questo, la nostra vita sarà sempre come quella di prima o sarà cambiata per sempre?”».

Le manca l’acqua?


«L’ultima volta che sono entrata in acqua è stato il 4 marzo. Le mie compagne hanno lavorato anche il 5 e il 6 marzo, ma io no perché avevo i turni in ospedale. Settimana scorsa ci siamo visti via Skype per una quarantina di minuti di esercizi a corpo libero. Altre volte faccio su e giù per le scale di casa».

Roberta Bianconi sulla stagione 2019-20

Come finirà il campionato di pallanuoto 2019-20?


«Spero che la stagione termini regolarmente. Sarebbe brutto finire così, a meta, il campionato. Inoltre, con il fatto che le Olimpiadi di Tokyo si faranno nel 2021, la Serie A1 potrà terminare anche oltre il termine preventivato. Si potrebbe finire il campionato d’estate, ma prima bisogna vedere quando ne usciremo, e poi sarà difficile riprendere subito. Servirà una nuova fase di preparazione: per noi che pratichiamo uno sport d’acqua, stare fermi una settimana equivale a perdere un mese».

Fino a quando giocherà a pallanuoto?


«Finché starò bene, e mi divertirò, ancora per molto visto che ho solo 26 anni. Il mio desiderio è quello di rimanere a Milano. È una realtà che mi permette di conciliare sport e lavoro e mi trovo davvero molto bene con tutto l’ambiente».

Photo credit’s immagine in evidenza: Enrico Casiraghi

L’articolo uscito su Il Giorno

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lorenzo

Toscano di origine e milanese d'adozione, scopre il giornalismo sportivo nel 2012 e dal novembre 2014 è giornalista pubblicista. Laureato in giurisprudenza, specializzato in ambito sportivo, amante del mondo acquatico e istruttore di nuoto, collabora per testate come "La Repubblica", "Mi-Tomorrow" e "Il Giorno". Da sempre è appassionato degli sport cosiddetti minori quali nuoto, pallanuoto, sci nautico e altri. http://www.lorenzopardini.it è una sfida per portare alla ribalta gli "Altri Sport", sport poco seguiti dai media tradizionali e con scarso ritorno economico, ma in realtà bellissimi e ricchi di vitalità. @LorenzPardini

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